Europa e rinnovabili: la guerra ridisegna la transizione
I sei mesi di conflitto con l’Iran hanno rimesso la sicurezza energetica al centro. In Europa le rinnovabili attenuano l’impatto del gas, mentre il legame tra decarbonizzazione e sicurezza si rafforza altrove.
Sei mesi di guerra tra Israele e Iran hanno riacceso il tema della sicurezza energetica su scala globale e hanno messo alla prova, ancora una volta, la tenuta dei sistemi di approvvigionamento. In Europa lo shock non si è tradotto finora in una crisi paragonabile a quella del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aveva colpito con forza i mercati del gas. Il quadro che emerge è quello di un continente ancora vulnerabile, ma con più strumenti per assorbire le tensioni.
BloombergNEF segnala che la dipendenza europea dai combustibili fossili importati resta alta, ma la maggiore diffusione delle fonti pulite sta riducendo l’esposizione del sistema elettrico alle oscillazioni del gas. È un cambiamento importante perché l’elettricità rappresenta uno dei canali più immediati attraverso cui gli shock energetici si trasmettono a famiglie e imprese. Il progressivo peso delle rinnovabili agisce quindi come elemento di mitigazione, pur senza eliminare il rischio legato agli approvvigionamenti esterni.
Lo Stretto di Hormuz resta un punto sensibile
L’Europa continua a dipendere in modo significativo dai transiti energetici che passano per lo Stretto di Hormuz. Quasi la metà delle importazioni europee di jet fuel e circa un quinto di quelle di diesel attraversano quel corridoio marittimo, che rimane uno snodo cruciale per i flussi verso il continente. Nonostante questo, l’impatto sulle forniture di carburante per l’aviazione è stato finora più contenuto delle attese.
A frenare le tensioni hanno contribuito una domanda ancora debole, una maggiore diversificazione degli acquisti e un incremento della produzione delle raffinerie europee. Il risultato è che il mercato non ha mostrato, almeno per ora, una trasmissione piena dello shock geopolitico alle forniture fisiche. Resta però evidente quanto la sicurezza degli approvvigionamenti sia legata a rotte e assetti esterni all’Unione.
Più rinnovabili, meno vulnerabilità sul lato elettrico
Sul fronte elettrico, rispetto alla crisi del 2022, il contesto è diverso. Nei cinque principali mercati europei le rinnovabili arrivano oggi a coprire il 35% della produzione di elettricità, una quota che aiuta a smorzare l’impatto delle fiammate del gas sui prezzi e sulle esigenze di importazione. La crescita di eolico, solare e altre fonti pulite non cancella la dipendenza dall’estero, ma cambia il modo in cui il sistema reagisce agli shock.
Il punto centrale è che la transizione energetica non riguarda più soltanto gli obiettivi climatici. Nei diversi mercati mondiali, dalla Cina all’Africa fino all’Asia, il conflitto ha rafforzato il legame tra decarbonizzazione e sicurezza energetica. In altre parole, la spinta verso le tecnologie pulite viene letta sempre più anche come una leva di resilienza economica e strategica.
Per l’Europa questo significa che la transizione assume un valore duplice: ridurre le emissioni e, allo stesso tempo, limitare la dipendenza da fornitori e rotte esposte alle crisi geopolitiche. La guerra ha quindi accelerato una consapevolezza già emersa dopo il 2022, ma oggi più radicata nei mercati e nelle politiche energetiche. La traiettoria non elimina i rischi, ma mostra che la struttura del sistema europeo è meno fragile di pochi anni fa.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Economia, Banca Centrale, Deficit delle Partite Correnti, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché il conflitto ha rimesso la sicurezza energetica al centro?
Perché le tensioni in Medio Oriente possono influire su rotte e forniture di energia, con effetti sui mercati globali e sui prezzi.
Qual è il ruolo delle rinnovabili in Europa?
Le rinnovabili coprono il 35% della produzione elettrica nei cinque principali mercati europei e aiutano a ridurre la sensibilità del sistema alle variazioni del gas.
Quali prodotti europei sono più esposti allo Stretto di Hormuz?
Quasi la metà delle importazioni di jet fuel dell’Ue e circa un quinto di quelle di diesel transitano attraverso quello stretto.
Fonti
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