Petrolio in forte rialzo dopo nuovi attacchi Usa all’Iran
Il Brent e il WTI accelerano con il ritorno delle tensioni nel Golfo: il mercato vede svanire l’ipotesi di una riapertura rapida dello stretto di Hormuz dopo la nuova offensiva americana.
Sgroey / Wikimedia Commons (cc-by-sa-4.0)
Il petrolio ha allungato il rally martedì, spinto dal peggioramento improvviso delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. Il mercato ha reagito alla nuova ondata di attacchi americani contro obiettivi iraniani, un passaggio che ha raffreddato le aspettative di una normalizzazione rapida nello stretto di Hormuz. Il WTI con consegna a ottobre è stato indicato in rialzo di 4,27 dollari, pari al 4,98%, a 90,03 dollari al barile.
Lo stretto di Hormuz torna al centro del rischio
La stretta via marittima tra Golfo Persico e Oman è cruciale per il transito di greggio e prodotti energetici. Quando aumenta il rischio di interruzioni in quell’area, i prezzi del petrolio tendono a incorporare un premio per la tensione geopolitica. In questo caso, le attese di una riapertura o di una stabilizzazione a breve sono state accantonate dagli operatori.
Nel fine settimana lo scontro si è riacceso dopo un periodo di relativa calma durato oltre un mese. Le forze statunitensi hanno colpito l’isola iraniana di Larak, sostenendo di voler impedire la posa di mine nello stretto. Teheran ha risposto con attacchi contro basi statunitensi in Giordania, alimentando il timore di un allargamento del confronto.
Le parole del presidente Donald Trump hanno contribuito a irrigidire il quadro. In un’intervista a Fox News, il presidente ha detto che gli Stati Uniti avrebbero colpito duramente l’Iran, pur precisando che ciò non implica necessariamente un ritorno a una guerra su larga scala. Più tardi, Trump ha annunciato su Truth Social l’avvio di attacchi «grandi e potenti» in risposta ai colpi iraniani contro basi statunitensi in Giordania.
Impatto sui mercati energetici
La reazione del petrolio riflette soprattutto il timore di una possibile stretta sui flussi energetici regionali. Quando il rischio geopolitico si concentra sullo stretto di Hormuz, gli investitori prezzano la possibilità di problemi logistici, ritardi nelle spedizioni e maggiore volatilità. In una fase già sensibile, anche segnali di escalation limitata bastano a spingere rapidamente le quotazioni.
Secondo quanto riferito da Axios, i raid avrebbero colpito località lungo la costa meridionale dell’Iran, tra cui Bandar Abbas, Jask, Chabahar, Konarak, Minab, Sirik e l’isola di Qeshm. L’area è strategica per la sicurezza marittima del Golfo e per le rotte energetiche che attraversano il canale. Per i mercati, il punto centrale non è solo l’entità dei raid, ma la possibilità che la crisi resti aperta e continui a incidere sulle forniture.
Perché il petrolio è salito così rapidamente?
Perché gli investitori hanno ridotto la probabilità di una rapida distensione nello stretto di Hormuz dopo i nuovi attacchi americani all’Iran. Il mercato ha reagito aumentando il premio per il rischio geopolitico.
Qual è il prezzo indicato per il WTI?
Il WTI con consegna a ottobre è stato visto a 90,03 dollari al barile, in aumento di 4,27 dollari, pari al 4,98%.
Qual è l’area più sensibile per il mercato?
Lo stretto di Hormuz, perché da lì passano flussi energetici fondamentali e qualsiasi minaccia alla navigazione può pesare subito sulle quotazioni del greggio.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto borsa, Mercati, Aumento di Capitale a Pagamento, per i termini il glossario finanziario.
Fonti
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