Petrolio in rialzo, si allontana l’ipotesi di tregua Usa-Iran
Il greggio torna a salire dopo il calo di venerdì, mentre restano tese le operazioni nel Golfo. Il WTI guadagna terreno con l’attenzione sullo Stretto di Hormuz e sui rischi per i traffici marittimi.
Sgroey / Wikimedia Commons (cc-by-sa-4.0)
Il petrolio ha ripreso slancio martedì dopo il passo indietro della seduta di venerdì, sostenuto dall’indebolirsi delle aspettative su un allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran. A pesare sul mercato è soprattutto il timore che il corridoio strategico dello Stretto di Hormuz resti esposto a nuovi blocchi o attacchi. In questo contesto il WTI con consegna a ottobre è stato indicato in rialzo di 1,31 dollari, pari all’1,43%, a 92,79 dollari al barile.
Le dinamiche militari nel Golfo continuano a incidere direttamente sulla percezione del rischio per le forniture energetiche. Washington sta rafforzando il blocco navale contro i porti iraniani, mentre Teheran tenta di chiudere il passaggio nello Stretto di Hormuz, uno snodo da cui transita una quota rilevante del greggio mondiale. La combinazione tra operazioni navali, attacchi incrociati e minacce di ritorsione mantiene elevata la sensibilità del mercato petrolifero.
Tensioni nello Stretto di Hormuz
Nel fine settimana l’Iran ha lanciato missili balistici contro una portaerei statunitense e un cacciatorpediniere impegnati nel blocco navale, senza colpirli. Il giorno successivo il Comando centrale statunitense ha riferito di aver preso di mira tre petroliere legate all’Iran, mettendole fuori uso in modo permanente. Le navi citate sono M/T Downy, M/T Stark 1 e M/T Mylo, o Noxen, con operazioni condotte in aree diverse tra la costa di Kharg Island, Jask e il Golfo di Oman.
Le dichiarazioni dei comandi militari aggiungono un ulteriore elemento di pressione. Il comandante del CENTCOM, ammiraglio Brad Cooper, ha avvertito che eventuali attacchi iraniani contro due navi statunitensi porterebbero a una risposta ancora più dura, con la distruzione di tre unità per aumentare il costo economico del confronto. Nel frattempo, secondo il Comando centrale, dall’annuncio del blocco navale sono state deviate circa 94 imbarcazioni.
Effetti sui mercati energetici
Per gli operatori, il punto centrale non è solo il livello del prezzo, ma la fragilità della rotta che collega i produttori del Golfo ai mercati internazionali. Ogni segnale di chiusura o ostacolo allo Stretto di Hormuz tende a tradursi in un premio di rischio sul greggio, perché alimenta i timori su tempi di consegna, assicurazioni e disponibilità fisica delle forniture. Quando il passaggio appare meno sicuro, il mercato reagisce rapidamente anche senza un cambiamento nei fondamentali della domanda.
La giornata è stata inoltre segnata da nuove comunicazioni provenienti dai media di Stato iraniani, che hanno parlato di una capacità balistica migliorata. Il responsabile del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano, Mohzen Rezaei, ha sostenuto che il sistema aggiornato è stato testato contro una nave da guerra statunitense. Questi annunci rafforzano la percezione di una fase ancora instabile, in cui le mosse militari e quelle energetiche restano strettamente intrecciate.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto borsa, Mercati, Aumento di Capitale a Pagamento, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché il petrolio è salito oggi?
Perché si sono affievolite le attese di una distensione tra Stati Uniti e Iran e il mercato vede più rischi per il passaggio nello Stretto di Hormuz.
Qual è il livello del WTI citato?
Il WTI con consegna a ottobre è stato indicato a 92,79 dollari al barile, in rialzo dell’1,43%.
Quali elementi hanno alimentato la tensione?
Sono stati citati il blocco navale statunitense contro i porti iraniani, i lanci di missili iraniani e gli attacchi americani a tre petroliere legate a Teheran.
Fonti
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