Fed, i mercati vedono un rialzo dei tassi la prossima settimana
Il mercato prezza con sempre più convinzione un rialzo della Federal Reserve dopo il dato CPI di agosto e il balzo del petrolio, mentre i rendimenti decennali salgono vicino al 5%.
AgnosticPreachersKid / Wikimedia Commons (cc-by-sa-3.0)
I mercati stanno tornando a scommettere su una stretta della Federal Reserve già nella riunione della prossima settimana. A pesare sono stati soprattutto il dato sull’inflazione di agosto e il nuovo salto del petrolio, due fattori che hanno riacceso il tema di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.
Inflazione e petrolio riaccendono la pressione
Il dato CPI ha mostrato un’accelerazione del core inflation mensile allo 0,3% in agosto, sopra lo 0,2% atteso dal mercato. La spinta è arrivata in particolare da telefonia mobile, biglietti aerei e hotel, un mix che segnala pressioni diffuse su alcuni servizi chiave. Pur guardando formalmente al PCE, la banca centrale usa spesso l’inflazione di fondo come indicatore più utile per leggere la traiettoria dei prezzi.
Anche l’energia ha contribuito a irrigidire le attese. Il petrolio statunitense è salito di quasi 10 dollari nella settimana, fino a circa 100 dollari al barile, il livello più alto da maggio. Il movimento è legato all’intensificarsi del conflitto con l’Iran e alle tensioni sulle infrastrutture energetiche della regione, con ricadute potenzialmente immediate sull’offerta.
La probabilità di un rialzo dei tassi la prossima settimana è salita oltre l’85%, mentre prima del robusto rapporto sull’occupazione era vicina al 50%. La dinamica riflette la convinzione che la combinazione tra prezzi dell’energia più alti e inflazione di fondo più resistente renda meno probabile una pausa della Fed.
Rendimenti in rialzo e pressione su Wall Street
Il nervosismo non si è fermato alle aspettative sui Fed funds. Il Tesoro statunitense ha annunciato riacquisti di titoli per 6 miliardi di dollari, meno dei 10 miliardi che il mercato aveva considerato possibili, e i rendimenti dei Treasury ne hanno risentito. Il decennale è salito di quasi 20 punti base nell’arco della settimana, avvicinandosi al 5%, cioè a un massimo degli ultimi tre anni.
L’aumento dei rendimenti ha pesato sui listini azionari, in particolare sui comparti più sensibili al costo del denaro. Il Nasdaq-100 ha chiuso la settimana in calo dell’1%, un ribasso coerente con il nuovo repricing dei tassi osservato sul mercato obbligazionario.
Per gli operatori, il punto centrale è che la Fed si trova ora davanti a un quadro meno favorevole: inflazione core più alta del previsto, petrolio in salita e rendimenti a lungo termine in tensione. In questo contesto, il mercato azionario resta vulnerabile a ulteriori movimenti sui tassi e sul costo del finanziamento.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Economia, Banca Centrale, Deficit delle Partite Correnti, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché il mercato vede più probabile un rialzo della Fed?
Perché il core CPI di agosto è salito più del previsto e il petrolio è balzato fino a circa 100 dollari al barile, rafforzando l’idea di pressioni sui prezzi.
Cosa è successo ai Treasury a 10 anni?
Il rendimento del decennale è aumentato di quasi 20 punti base nella settimana, arrivando vicino al 5%, anche dopo un’operazione di riacquisto del Tesoro inferiore alle attese.
Come ha reagito il Nasdaq-100?
L’indice ha chiuso la settimana in calo dell’1%, penalizzato dall’ipotesi di tassi più alti e da rendimenti obbligazionari in aumento.
Fonti
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