Economia

Petrolio sopra 90 dollari, mercati attenti alla Fed

La tensione tra Stati Uniti e Iran riaccende il petrolio e complica il quadro inflattivo per la Federal Reserve. Intanto si chiude la stagione degli utili, con il Nasdaq-100 fermo nonostante risultati robusti.

Redazione Economia·
L'edificio Eccles della Federal Reserve a Washington (immagine illustrativa)

AgnosticPreachersKid / Wikimedia Commons (cc-by-sa-3.0)

Le ultime sedute di mercato sono state dominate da due variabili: il percorso dei tassi della Federal Reserve e l’inasprirsi del conflitto con l’Iran. A pesare sugli operatori è soprattutto l’effetto combinato tra energia più cara e prospettive di politica monetaria ancora restrittiva. In questo contesto, il petrolio statunitense è tornato sopra quota 90 dollari al barile, ai massimi da circa tre mesi.

Tensione geopolitica e prezzo dell’energia

Il rialzo del greggio è stato alimentato dall’idea che un cessate il fuoco nel breve termine sia sempre più improbabile. Gli scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran hanno continuato a tenere alta la pressione nell’area, mentre si sono moltiplicate anche le segnalazioni di aggressioni a petroliere nello Stretto di Hormuz. Il passaggio marittimo resta un punto nevralgico per i flussi energetici globali e ogni rischio operativo tende a riflettersi rapidamente sulle quotazioni.

In parallelo, si è diffusa l’ipotesi che l’amministrazione Trump non intendesse riprendere il Memorandum of Understanding ormai scaduto senza un’intesa più ampia. L’eventuale accordo, in questa lettura, dovrebbe includere sia lo Stretto di Hormuz sia il programma nucleare iraniano. Per i mercati, il messaggio è che il dossier resta aperto e che la volatilità sulle materie prime può restare elevata.

Utili solidi, ma il listino resta fermo

Sul fronte societario si è chiusa la stagione degli utili del secondo trimestre. Tra i grandi protagonisti, Broadcom ha superato le attese e ha mostrato una crescita annua vicina al 100%, contribuendo a sostenere il bilancio complessivo dell’indice Nasdaq-100. Nel trimestre, l’indice ha così messo a segno una crescita degli utili vicina all’80% su base annua.

Nonostante questo quadro fondamentale molto forte, l’azionario tecnologico non ha trovato slancio. Il Nasdaq-100 ha chiuso la settimana invariato, segno che i timori su inflazione e possibili rialzi dei tassi hanno prevalso sulla buona stagione delle trimestrali. Gli investitori hanno quindi guardato più alla direzione del costo del denaro che alla sola forza dei profitti aziendali.

Anche il mercato obbligazionario ha dato un segnale di maggiore cautela. Il rendimento del Treasury decennale è salito di circa 5 punti base, fino al 4,8%. Per la Federal Reserve, un petrolio più caro e tassi di mercato più alti rendono il quadro meno semplice, perché spingono in direzioni opposte rispetto all’obiettivo di riportare l’inflazione sotto controllo.

Domande frequenti

Perché il petrolio è tornato sopra i 90 dollari?

Perché il mercato vede meno probabile una tregua a breve nel conflitto tra Stati Uniti e Iran, mentre gli attacchi nello Stretto di Hormuz aumentano i rischi per i flussi di greggio.

Come hanno chiuso le large cap tecnologiche la stagione degli utili?

Broadcom ha battuto le attese e ha dato un contributo importante a un trimestre molto forte per il Nasdaq-100, che ha registrato quasi l’80% di crescita annua degli utili.

Perché il Nasdaq-100 è rimasto fermo nonostante gli utili solidi?

Perché le preoccupazioni su inflazione e tassi hanno pesato più della buona stagione delle trimestrali, mantenendo il listino in equilibrio sulla settimana.

Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Economia, Banca Centrale, Deficit delle Partite Correnti, per i termini il glossario finanziario.

Fonti

#mercati#petrolio#Federal Reserve#Nasdaq-100#Iran

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