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Petrolio, i rischi sull’offerta spingono il rialzo settimanale

I prezzi arretrano leggermente venerdì, ma restano sulla rotta del maggior guadagno settimanale da metà luglio grazie alle tensioni Usa-Iran e ai timori sui flussi nel Golfo Persico.

Redazione Mercati·
Una pompa a bilanciere nera e arancione in una steppa desertica, con altre pompe all'orizzonte (immagine illustrativa)

Quintin Soloviev / Wikimedia Commons (CC BY 4.0)

Il petrolio ha chiuso la seduta di venerdì con un lieve arretramento, ma il bilancio della settimana resta nettamente positivo. Brent e WTI stanno infatti viaggiando verso il rialzo settimanale più ampio da metà luglio, in un contesto dominato dal timore che le forniture possano subire interruzioni. A pesare sui contratti sono le tensioni rinnovate tra Stati Uniti e Iran, che hanno riportato al centro dell’attenzione il rischio geopolitico sul mercato energetico.

Il nodo dello stretto di Hormuz

Il Brent ha perso lo 0,4% a 95,09 dollari al barile, pur restando oltre l’8% sopra il livello di inizio settimana. Il WTI è sceso dello 0,6% a 90,72 dollari. La fonte della pressione rialzista è soprattutto la percezione che i flussi di greggio dal Golfo Persico possano risentire del deterioramento del quadro politico e militare nella regione.

Lo stretto di Hormuz resta il punto più sensibile per gli operatori, dopo gli attacchi statunitensi a obiettivi iraniani all’inizio della settimana. È un passaggio strategico per il trasporto di petrolio, e ogni segnale di ostacolo alla navigazione si riflette rapidamente sui prezzi. Il mercato, in questa fase, sta incorporando il rischio che eventuali disagi non si esauriscano nel brevissimo termine.

Escalation tra Washington e Teheran

Le tensioni tra Washington e Teheran hanno alimentato ulteriormente le aspettative di volatilità. Il vicepresidente statunitense JD Vance ha escluso un negoziato con l’Iran finché non cesseranno gli attacchi alle navi commerciali nello stretto di Hormuz, ribadendo che restano sul tavolo tutte le opzioni. Nello stesso tempo, l’Iran ha affermato di aver condotto nuovi raid contro basi statunitensi in Kuwait ed Emirati Arabi Uniti per il secondo giorno consecutivo.

Anche le dichiarazioni dei vertici politici hanno mantenuto alto il livello di allerta. Il presidente iraniano ad interim Mohammad Reza Aref ha promesso una risposta “asimmetrica” e “multistrato” a eventuali nuovi attacchi americani. Il messaggio di fondo per il mercato è chiaro: la crisi non appare ancora orientata a un rapido raffreddamento, e questo sostiene i prezzi nonostante il lieve calo di giornata.

Sul fronte opposto, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che Washington può colpire l’Iran in qualsiasi momento, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha indicato come obiettivo centrale il rovesciamento del governo iraniano. Il quadro resta quindi segnato da un intreccio di pressioni militari e politiche che aumenta il premio al rischio sul greggio. Per gli operatori energetici, il punto decisivo non è solo l’intensità delle minacce, ma la loro durata e la capacità di incidere sui flussi commerciali.

Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto borsa, Mercati, Aumento di Capitale a Pagamento, per i termini il glossario finanziario.

Domande frequenti

Perché il petrolio sale su base settimanale nonostante il ribasso di venerdì?

Perché i timori di interruzioni dell’offerta legati alle tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno pesato più del calo della seduta.

Quali sono i livelli di Brent e WTI indicati?

Il Brent è a 95,09 dollari al barile e il WTI a 90,72 dollari al barile.

Qual è il punto più monitorato dal mercato?

Lo stretto di Hormuz, considerato il passaggio chiave per i flussi di petrolio dal Golfo Persico.

Fonti

#petrolio#Brent#WTI#Iran#Stretto di Hormuz

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