Mercati

Petrolio in calo dopo la tregua tra Usa e Iran

Il greggio arretra dopo due sedute di rialzo: si attenuano i timori di un allargamento del conflitto, mentre le parole di JD Vance e le nuove sanzioni Usa su Teheran riducono la pressione immediata sul mercato.

Redazione Mercati·
Una pompa a bilanciere nera e arancione in una steppa desertica, con altre pompe all'orizzonte (immagine illustrativa)

Quintin Soloviev / Wikimedia Commons (CC BY 4.0)

Il prezzo del petrolio ha aperto in lieve ribasso nella seduta di venerdì, cedendo parte dei guadagni messi a segno nei due giorni precedenti. A pesare è soprattutto il raffreddamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dopo una sequenza di azioni militari e ritorsioni che aveva spinto al rialzo le quotazioni. Il movimento resta contenuto, ma segnala un parziale rientro della componente geopolitica che aveva alimentato i prezzi.

Tregua apparente nello Stretto di Hormuz

Il miglioramento del sentiment arriva dal fatto che, nelle ultime ore, non si sono registrati nuovi attacchi militari tra Washington e Teheran. Il mercato ha inoltre reagito alle parole del vicepresidente statunitense JD Vance, che ha indicato come le principali operazioni di combattimento contro l’Iran siano terminate. Un messaggio di questo tipo riduce nell’immediato la percezione di un’escalation imminente nel Golfo.

Nel frattempo, la Casa Bianca ha mantenuto la pressione economica su Teheran con nuove sanzioni del Tesoro statunitense mirate a leve finanziarie considerate cruciali per l’economia iraniana. La strategia punta a indebolire la capacità del Paese di sostenere il proprio programma nucleare e di riaprire il passaggio nello Stretto di Hormuz, un’area strategica per i flussi energetici globali. Proprio la combinazione tra rischio militare e possibile interferenza sulle rotte del greggio aveva sostenuto il mercato nelle sedute precedenti.

Cosa ha mosso il mercato del greggio

Il future sul WTI con consegna a ottobre è stato indicato in calo di 15 centesimi, pari allo 0,16%, a 91,15 dollari al barile. Si tratta di un arretramento modesto, che non cancella l’aumento accumulato nelle sedute precedenti ma mostra una riduzione della domanda di copertura legata al rischio geopolitico. In altre parole, gli operatori stanno prezzando meno urgenza su uno scenario di guerra aperta nel breve termine.

La sequenza degli eventi resta però tesa: nei giorni scorsi le forze statunitensi hanno colpito i lanciatori iraniani nell’isola di Larak per impedire il riposizionamento di mine nello Stretto di Hormuz, dopo di che l’Iran ha risposto contro basi Usa nella regione. Nuovi raid americani hanno poi colpito una provincia sudoccidentale iraniana, innescando ulteriori ritorsioni da parte di Teheran contro installazioni statunitensi in Giordania, Bahrein, Kuwait e nella provincia irachena di Erbil. Questo passaggio di attacchi e controattacchi resta il principale fattore di rischio per il petrolio, anche se al momento il mercato sembra concedere una pausa al rialzo.

Sul fronte dei listini energetici, la fase attuale suggerisce che il premio per il rischio si sta sgonfiando rispetto ai picchi più recenti, senza però sparire del tutto. Per gli investitori, il focus resta su eventuali nuovi sviluppi militari e sulle mosse diplomatiche o sanzionatorie che potrebbero incidere sulle esportazioni e sui transiti regionali. In un contesto del genere, il petrolio continua a muoversi più sulle notizie geopolitiche che sui fondamentali di breve periodo.

Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto borsa, Mercati, Aumento di Capitale a Pagamento, per i termini il glossario finanziario.

Domande frequenti

Perché il petrolio è sceso venerdì?

Perché si sono allentati i timori di un’escalation immediata tra Stati Uniti e Iran e non ci sono stati nuovi attacchi militari nelle ultime ore.

A quanto era scambiato il WTI di ottobre?

Il contratto WTI con consegna a ottobre era indicato a 91,15 dollari al barile, in calo di 15 centesimi.

Qual è il principale fattore di rischio per il mercato del greggio?

Resta la situazione nello Stretto di Hormuz e il possibile ritorno di nuove azioni militari o di ulteriori sanzioni che possano incidere sui flussi energetici.

Fonti

#petrolio#mercati#geopolitica#WTI

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