Petrolio in forte rialzo per i timori sullo Stretto di Hormuz
Il greggio accelera dopo l’escalation tra Stati Uniti e Iran e i nuovi attacchi alle navi tanker. Il mercato guarda allo Stretto di Hormuz e teme un’interruzione prolungata dei flussi.

Gary Bembridge / Wikimedia Commons (cc-by-2.0)
Il prezzo del petrolio ha allungato il rally nella seduta di giovedì, spinto dall’inasprimento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal timore che la normalizzazione dei flussi nel Golfo possa richiedere più tempo del previsto. Il mercato sta scontando un rischio crescente per le rotte di approvvigionamento in Medio Oriente, proprio mentre gli attacchi alle infrastrutture e alle navi cargo aumentano l’incertezza.
Il contratto WTI con consegna a ottobre è salito di 6,81 dollari, pari al 7,09%, fino a 102,86 dollari al barile. Si tratta di un movimento che si somma ai rialzi delle due sedute precedenti e riflette una correzione rapida delle aspettative degli operatori sulla disponibilità immediata di greggio. La reazione è stata alimentata anche dai segnali politici arrivati da Washington, che hanno rafforzato l’idea di una crisi non imminente alla conclusione.
Tensioni lungo le rotte energetiche
Nei giorni scorsi il Comando centrale statunitense ha annunciato la distruzione di tre vettori iraniani il 5 settembre e, il 8 settembre, di altri cinque mezzi legati al trasporto di greggio, in risposta a episodi attribuiti ai Guardiani della rivoluzione iraniani contro una nave della Marina americana. Tra le unità colpite figurano M/T Kaviz, M/T Charminar, M/T Horizon, M/T Riesco e M/T Derya, quest’ultima resa non operativa vicino all’isola di Kharg. Gli episodi si sono concentrati nell’area del Golfo di Oman e nelle immediate vicinanze di uno dei punti di passaggio più sensibili per l’energia globale.
Nella giornata di ieri Teheran ha annunciato di aver lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania, contro due unità della Marina americana e di aver preso di mira otto petroliere in transito nello Stretto di Hormuz che avrebbero ignorato i suoi ordini. È proprio questo passaggio, insieme alle tratte limitrofe, a rappresentare il principale collo di bottiglia per il petrolio proveniente dal Golfo. Quando il traffico marittimo viene percepito come vulnerabile, il premio di rischio sul greggio tende ad ampliarsi rapidamente.
Impatto sul mercato del greggio
Gli operatori dell’energia stanno monitorando con prudenza anche l’escalation tra sauditi e Houthi, che si somma alla crisi tra Washington e Teheran e aumenta la probabilità di nuove interruzioni. In questa fase il focus del mercato non è solo sul livello dei prezzi, ma sulla durata potenziale dello shock logistico e sulla capacità delle rotte alternative di assorbire eventuali blocchi. La combinazione di attacchi, ritorsioni e minacce incrociate sta spingendo gli investitori a prezzare uno scenario di tensione prolungata.
Le dichiarazioni del presidente Donald Trump hanno contribuito a raffreddare l’ipotesi di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, riducendo le aspettative di un rientro veloce del rischio. Per il mercato petrolifero, il punto non è solo l’intensità degli scontri, ma la possibilità che il confronto si prolunghi abbastanza da incidere sui flussi di export e sui costi di trasporto. In un contesto del genere, ogni nuova notizia dalle aree sensibili del Medio Oriente può tradursi in un’ulteriore ondata di volatilità.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto borsa, Mercati, Aumento di Capitale a Pagamento, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché il petrolio è salito così bruscamente?
Perché il mercato teme che l’escalation tra Stati Uniti e Iran possa interrompere o rallentare i flussi di greggio dal Medio Oriente, soprattutto attraverso lo Stretto di Hormuz.
Qual è stato il prezzo del WTI citato nel mercato?
Il WTI con consegna a ottobre è arrivato a 102,86 dollari al barile, con un rialzo di 6,81 dollari, pari al 7,09%.
Quali aree restano sotto osservazione per il rischio supply?
Gli operatori guardano allo Stretto di Hormuz, al Golfo di Oman e, più in generale, alle rotte energetiche del Medio Oriente, dove si è concentrata l’escalation recente.
Fonti
Notizie correlate
Petrolio in calo dopo la tregua tra Usa e Iran
Il greggio arretra dopo due sedute di rialzo: si attenuano i timori di un allargamento del conflitto, mentre le parole di JD Vance e le nuove sanzioni Usa su Teheran riducono la pressione immediata sul mercato.
Petrolio, il WTI sale mentre cresce il rischio Hormuz
Il WTI avanza in modo contenuto dopo nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran. Washington ha colpito obiettivi iraniani e Trump ha indicato che la nuova ondata di attacchi potrebbe essere temporanea.

Petrolio in rally con lo stretto di Hormuz chiuso
Il Brent e il WTI salgono mentre si intensificano gli scontri tra Stati Uniti e Iran e si rafforza il timore che lo stretto di Hormuz resti bloccato, con nuove pressioni inflazionistiche all’orizzonte.

Petrolio in testa, oro quasi fermo, rame in calo
WTI e Brent guidano i rialzi tra le materie prime monitorate, mentre argento e platino avanzano e il rame è l’unico in lieve ribasso. Oro quasi invariato nella seduta di giovedì 20 agosto 2026.

Petrolio e metalli preziosi in rialzo, rame cede
Lunedì 2026-08-17 il Brent e il WTI avanzano con forza, mentre oro e argento restano positivi. Tra i sei strumenti monitorati, solo il rame scende leggermente.

FTSE MIB, sessione debole: prevalgono i ribassi a Piazza Affari
Il FTSE MIB ha mostrato una seduta impostata al ribasso, con una larga prevalenza di titoli in calo tra i nove componenti monitorati. In controtendenza solo un valore, mentre il peggiore ha accusato una flessione più marcata.