Gas, il Ttf supera 70 euro e i mercati si irrigidiscono
Le tensioni sulle forniture dal Golfo riportano il Ttf sopra 70 euro/MWh e il Gnl asiatico oltre 24 dollari. Coface vede un mercato più fragile, ma lontano dai picchi del 2022.
Il gas europeo è tornato a scaldarsi, con il Ttf oltre la soglia dei 70 euro per megawattora il 1° settembre, livello che non si vedeva dalle prime settimane del conflitto in Iran. In parallelo, in Asia il Gnl ha superato i 24 dollari per milione di Btu, portando entrambe le piazze ai massimi degli ultimi cinque mesi. Le quotazioni risultano anche più che doppie rispetto a prima dello shock legato al conflitto.
A riaccendere la tensione sui prezzi sono le difficoltà nelle spedizioni dal Golfo Persico, un’area cruciale per gli scambi energetici globali. Il punto più delicato resta lo Stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa un quinto del commercio mondiale di gas naturale liquefatto. L’area continua quindi a essere osservata come uno snodo potenzialmente capace di alterare rapidamente gli equilibri del mercato.
Il quadro europeo resta vulnerabile
L’Europa arriva all’autunno con gli stoccaggi di gas pieni per il 65%, un livello che offre una protezione solo parziale se la volatilità dovesse proseguire. La situazione rende il continente più dipendente dai flussi in arrivo dagli Stati Uniti, che restano una delle principali valvole di sicurezza per il sistema energetico europeo. La combinazione tra magazzini non completi e maggiore competizione internazionale per il Gnl mantiene il mercato esposto a nuovi scatti dei prezzi.
Secondo Coface, società attiva nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, il contesto è più fragile ma non comparabile con la crisi energetica del 2022. L’elemento chiave è che, pur in presenza di nuove tensioni, il sistema dispone oggi di alcuni cuscinetti che allora mancavano o erano molto più deboli. Resta però evidente che la minore disponibilità di offerta libera e la concorrenza tra acquirenti possono amplificare le oscillazioni.
Il Qatar pesa in modo particolare su questo equilibrio, perché rappresenta circa il 90% dei volumi di gas liquefatto normalmente movimentati attraverso Hormuz. Le sue esportazioni risultano ancora fortemente limitate, contribuendo a mantenere tese le condizioni del mercato. In questo quadro, anche i prezzi asiatici del Gnl riflettono la corsa degli acquirenti a garantirsi carichi alternativi.
I settori più esposti ai rincari
Le ricadute di un gas più caro si concentrano soprattutto sulle attività che fanno dell’energia un costo centrale di produzione. Chimica, fertilizzanti e metallurgia figurano tra i comparti più vulnerabili, perché un rialzo prolungato del combustibile comprime margini e aumenta l’incertezza sui cicli industriali. Per l’Europa, il problema non è solo il prezzo immediato, ma la possibilità che una nuova fase di tensione arrivi proprio mentre la domanda stagionale tende a rafforzarsi.
Per ora, dunque, il mercato invia un segnale di allarme senza però indicare un ritorno automatico agli estremi del 2022. La combinazione tra tensioni geopolitiche, stoccaggi non pieni e maggiore dipendenza dalle forniture esterne spiega perché gli operatori restino prudenti. Ma il fatto che i valori siano tornati ai massimi di cinque mesi mostra quanto rapidamente l’equilibrio energetico europeo possa cambiare.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Valute, Mercato dei Cambi, Operazione a Pronti, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché il Ttf è risalito sopra 70 euro?
Il rialzo è legato soprattutto alle tensioni sulle forniture dal Golfo Persico e ai timori di nuove interruzioni nei flussi di gas liquefatto.
L’Europa è esposta come nel 2022?
No: il quadro è più fragile, ma Coface ritiene che un ritorno ai picchi della crisi energetica del 2022 resti al momento poco probabile.
Quali settori possono risentirne di più?
Chimica, fertilizzanti e metallurgia sono tra i comparti più sensibili a un gas più costoso.
Fonti
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