Oro in calo con i timori Fed e il rischio Medio Oriente
Le quotazioni dell’oro arretrano mentre crescono le attese di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti e resta alta la tensione tra Washington e Teheran, con il petrolio sotto pressione.
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L’oro ha invertito la rotta giovedì e ha perso terreno dopo i guadagni della seduta precedente, in un mercato che continua a misurare due forze contrapposte: la crisi tra Stati Uniti e Iran e il possibile irrigidimento della politica monetaria americana. Il metallo giallo viene penalizzato anche dal balzo del petrolio, salito sulla scia dell’escalation in Medio Oriente.
Il contratto Comex con consegna a ottobre è sceso di 53,50 dollari, pari all’1,21%, a 4.373,20 dollari l’oncia troy. Più marcato il ribasso dell’argento, che sullo stesso scadenza ha ceduto 3,712 dollari, o il 5,45%, a 64,390 dollari l’oncia troy. Il movimento arriva dopo una fase di forti oscillazioni, con gli investitori impegnati a ricalibrare le coperture sui beni rifugio.
Tassi, petrolio e domanda di rifugio
Sul fronte geopolitico, Donald Trump ha detto mercoledì che il conflitto tra Stati Uniti e Iran dovrebbe chiudersi dopo le elezioni di metà mandato di novembre e ha sostenuto che, da quel momento, il prezzo del greggio potrebbe scendere. Il presidente ha anche accusato Teheran di voler influenzare il voto americano, mentre ha ammesso che un canale di dialogo con l’Iran resta possibile, pur senza considerarlo una priorità.
Il quadro, però, resta tutt’altro che disteso. Il Wall Street Journal ha riferito che alcuni consiglieri del presidente avrebbero avvertito Trump del rischio che la guerra si prolunghi per il resto del suo mandato, alimentando l’ipotesi di un conflitto più esteso in Medio Oriente. In parallelo, la chiusura dello stretto di Hormuz dall’inizio della guerra e i nuovi attacchi contro infrastrutture petrolifere mantengono elevata la tensione sull’offerta energetica.
Per gli operatori, l’effetto combinato di petrolio più caro e aspettative di tassi più alti negli Stati Uniti riduce l’attrattiva dell’oro nel brevissimo periodo. Quando aumenta il costo del denaro, infatti, un asset che non remunera interessi come il metallo prezioso tende a risultare meno competitivo rispetto ad altre alternative finanziarie. Restano però aperti i rischi legati a una guerra prolungata, che possono continuare a sostenere la domanda di beni difensivi.
Mercato dei metalli sotto pressione
La correzione di giovedì non segnala solo un rientro tecnico dopo il rally della vigilia, ma anche un mutamento del posizionamento degli investitori. L’oro e l’argento stanno reagendo in modo sensibile alle stesse variabili macro e geopolitiche, con una volatilità che riflette l’incertezza su energia, politica monetaria e sviluppi militari.
Nel breve termine, il mercato dei metalli preziosi resta dunque esposto a notizie che arrivano sia da Washington sia dal fronte mediorientale. Finché l’escalation tra Stati Uniti e Iran continuerà a incidere sul prezzo del petrolio e sulle aspettative sui tassi, i movimenti dell’oro potrebbero restare ampi e disordinati, più guidati dal flusso delle notizie che da una direzione unica.
Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Valute, Mercato dei Cambi, Operazione a Pronti, per i termini il glossario finanziario.
Domande frequenti
Perché l’oro è sceso giovedì?
Perché gli investitori hanno scontato insieme il rialzo del petrolio legato alla tensione tra Stati Uniti e Iran e la possibilità di tassi più alti negli Stati Uniti.
Quanto hanno perso oro e argento?
L’oro Comex a ottobre ha lasciato sul terreno 53,50 dollari, pari all’1,21%, mentre l’argento ha perso 3,712 dollari, o il 5,45%.
Che cosa tiene alta l’attenzione del mercato?
La combinazione tra conflitto tra Washington e Teheran, stretto di Hormuz chiuso, nuovi attacchi alle infrastrutture petrolifere e attese sulla politica monetaria americana.
Fonti
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