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Oro stabile, petrolio in calo e Fed più vicina al rialzo

L’oro resta su livelli fermi mentre i dati sull’inflazione rafforzano le attese di un rialzo dei tassi Fed. Un possibile incontro sullo Stretto di Hormuz frena i timori geopolitici.

Redazione Valute·
L'edificio Eccles della Federal Reserve a Washington (immagine illustrativa)

AgnosticPreachersKid / Wikimedia Commons (cc-by-sa-3.0)

L’oro ha aperto la seduta di venerdì con un movimento lieve, in un contesto in cui gli operatori hanno pesato due fattori opposti: da un lato i nuovi dati sull’inflazione, dall’altro le notizie su un possibile confronto diplomatico tra Iran e Paesi del Golfo. Il risultato è stato un mercato sostanzialmente fermo, con una variazione marginale dei prezzi. Sul Comex, il contratto di ottobre è salito di 2,10 dollari a 4.375,80 dollari l’oncia troy.

Inflazione e aspettative sui tassi

Le letture sull’inflazione diffuse nella giornata hanno rafforzato l’idea che la Federal Reserve possa alzare i tassi. In un contesto del genere, gli asset che non offrono rendimento, come i metalli preziosi, tendono a restare sotto pressione, anche quando il quadro geopolitico sostiene la domanda di bene rifugio. L’argomento dei tassi è quindi rimasto centrale nella formazione dei prezzi dell’oro.

Accanto a questo, il mercato ha guardato a un possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente. Il Financial Times ha riportato che i ministri degli esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo dovrebbero incontrare la controparte iraniana nei prossimi giorni per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale. L’ipotesi di un dialogo ha ridotto parte dei timori legati a nuove interruzioni nelle rotte energetiche.

L’eventuale riapertura dello stretto avrebbe un impatto importante per le economie del Golfo, fortemente dipendenti dalle esportazioni di petrolio. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrain hanno sofferto in modo diretto gli effetti del blocco e delle tensioni nell’area, con produzioni ridotte o sospese in diversi casi. Il mercato del greggio, di conseguenza, resta osservato speciale anche per l’effetto che può avere sui flussi verso gli asset rifugio.

Effetti sui metalli preziosi

L’argento ha seguito una traiettoria simile, con un progresso limitato e senza segnali di accelerazione. Il contratto di ottobre si è mosso di 0,082 dollari in rialzo, pari allo 0,13%, a 64,495 dollari l’oncia troy. Il dato conferma che gli acquisti sui metalli restano presenti, ma non abbastanza forti da imprimere una direzione netta in assenza di nuove sorprese macroeconomiche.

Per l’oro, il quadro resta dunque di equilibrio fragile: la spinta arrivata dall’incertezza geopolitica viene compensata dalle aspettative di politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti. Anche il calo del petrolio contribuisce a contenere l’ansia sui mercati, riducendo la richiesta immediata di protezione. In questa fase, il prezzo del metallo giallo continua a riflettere soprattutto il confronto tra inflazione, tassi e rischio Medio Oriente.

Perché l’oro si è mosso poco? Perché i segnali si sono bilanciati: da una parte i dati sull’inflazione hanno sostenuto le attese di un rialzo dei tassi Fed, dall’altra le notizie su Hormuz hanno attenuato i timori geopolitici. ### Cosa ha riportato il Financial Times? Il quotidiano ha indicato un possibile incontro tra i ministri degli esteri del GCC e la controparte iraniana per discutere la riapertura dello Stretto di Hormuz al traffico commerciale. ### Come si sono mossi oro e argento? L’oro del Comex con consegna ottobre è salito di 2,10 dollari a 4.375,80 dollari l’oncia troy, mentre l’argento di ottobre è avanzato di 0,082 dollari a 64,495 dollari l’oncia troy.

Questo articolo non è una consulenza di investimento e non raccomanda alcun titolo, livello o direzione; il movimento di una sola seduta non dimostra una tendenza. Per il contesto Valute, Mercato dei Cambi, Operazione a Pronti, per i termini il glossario finanziario.

Fonti

#oro#argento#Fed#inflazione#Medio Oriente

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